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… era il 1986… Ero in vacanza con i miei genitori in Trentino Alto Adige, Val Di Sole, Dimaro. Avevo qualcosa per la testa, direi qualcuna, età complicata. Come si è sciocchi a 16 anni, ma proprio per questo motivo come si è perfetti. Avrei voluto restare a Genova quella estate, avevo una malinconia che non saprei descrivere ma di cui ricordo il sapore anche adesso. Dopo pranzo i miei restarono in camera a riposare un paio di ore, come sempre, io scesi ad ascoltare un po’ di musica nell’auto di papà. In compagnia dei miei pensieri “pesanti”. Misi una cassetta che conoscevo già a memoria, “Love Over Gold” dei Dire Straits. La prima canzone del lato B è “Industrial Disease”, forse la meno bella dell’Album. Parte quella. Avevo già cominciato alle scuole medie a studiare un po’ di chitarra, per un paio di anni, senza troppo impegno direi. La chitarra era stata un regalo di mio zio Remo, una chitarra folk della Eko con corde in metallo, durissime, assolutamente insuonabile. Ma non era scattata la molla, e la chitarra se ne stava appoggiata all’angolo della mia camera di Genova. Ma quel giorno di Agosto successe qualcosa di strano in quell’auto, ed io stesso sono ancora affascinato dal ricordo della magia di quel momento. Probabilmente la mia predisposizione d’animo ha avuto la sua influenza, perché il suono di quella chitarra arrivò alle mie orecchie molto diverso da come l’avevo ascoltato prima di quel giorno. Fu un pugno in faccia, perché da quel momento seppi che avrei voluto suonare la chitarra in quel modo, ad ogni costo. E nella mia vita entrò così una compagna che mi sarebbe stata accanto fino ad ora, e che anche domani sarà certo al mio fianco lungo la mia strada. Appena tornato a Genova cominciai a massacrare le mie povere dita su quella chitarra folk appoggiata al muro, e dopo pochi giorni mi iscrissi al Centro Musicale genovese per prendere lezioni di chitarra classica. Passavo circa 6-7 ore al giorno a studiare sullo strumento, tra gli sguardi perplessi di mamma e papà, che videro la situazione cambiare nel giro di pochissimi giorni e che mai mi avevano visto così indemoniato su un obiettivo. Ogni tanto uno dei due apriva la porta della mia camera per vedere se stavo bene, guardandomi con un pochino di perplessità mista a vigile preoccupazione. L’amore per la chitarra è divenuto con il tempo amore per la musica in senso più ampio, poi amore per il canto, e amore per la canzone, intesa come il mezzo di espressione che ho trovato più congeniale alla mia inclinazione ed al mio bisogno di comunicare. E’ passato così tanto tempo da quell’Agosto del 1986. Sono felice che la mia vita abbia preso questa strada, ed è bello conoscere l’attimo esatto in cui questo è accaduto. In questi anni sono cambiate molte cose, lungo questa strada, che riguardano la mia musica e che riguardano la mia vita. Qualche delusione, qualche amarezza, ma anche molte gioie e soddisfazioni, sia nella musica che nella vita, e rifarei esattamente tutto quello che ho fatto perché sarebbe troppo comodo e noioso tornare indietro e correggere le scene che non hanno funzionato. Non è questo il significato della vita. I miei ringraziamenti, se così si possono chiamare, sono per mio padre e per mia madre, che mi hanno dato sempre la possibilità e la forza, nella vita e nella musica, di trovare la strada giusta per me. Sono due persone uniche, a cui devo tutto, a cui darò tutto. Ringrazio anche mio zio Remo, per quella chitarra Eko. La conservo nella minuscola casetta di montagna che papà e mamma si sono faticosamente comperati negli anni, guarda un po’, a pochi metri da quell’albergo dove andammo nel 1986. Ogni tanto, quando passo di lì, suono qualche brano dei Dire Straits con la mia terribile Eko e guardo fuori dalla finestra… quell’albergo. Ringrazio Laura, la donna che è stata, è e sarà al mio fianco in questo viaggio. Sto cercando di diventare un uomo, finalmente, per essere alla tua altezza. Al nostro piccolo e meraviglioso Gabriele voglio dire questo… farò, faremo, il possibile e l’impossibile perché anche tu abbia la possibilità di trovare e di scegliere la tua strada. Ovunque ti porti. Te lo prometto. Luca |